LXX

By Lorenzo de' Medici

L'impio Furor nel gran tempio di Giano

orrido freme, sanguinoso e tinto:

con mille nodi relegato e vinto,

cerca disciôrsi l'una e l'altra mano.

E certamente e' s'affatica invano,

perché chi s'ha per lui la spada cinto,

già tante volte è superato e vinto,

che, se egli è vil, parer non vorrà insano.

Dunque resterà pur arido e secco,

quanto per lui Parnaso e 'l sacro fonte,

né però vizierassi il verde alloro.

Conoscesi oramai la voce d'Ecco,

né 'l curro più domanderà Fetonte,

ma fia quel della fata e del tesoro.