LXX

By Luigi Da Porto

Mentre ogni nostra gioia, ogni aspro male

Fu commune tra noi, frate mio caro,

Maggior fu il dolce mio, minor l'amaro

Che non è, poi che al ciel spiegasti l'ale.

Ché ogni immenso dolor partito eguale

Tra' nostri cor', che sempre a paro a paro

Andaro in un volere (il che sì raro

Si trova in questa fral vita mortale),

Scemava di sua forza; e l'allegrezza,

Per lo gioir de l'un, l'altro accrescea:

Or, di te privo, son d'ogni mal nido.

E, come scorger pòi da quell'altezza

Che in sé t'alberga, quel che mi pascea

Or m'avenena; e te sol piango e grido.