LXXI – Marino

By Giacomo Leopardi

Bellezza è luce, che dal sommo Sole

Discende a rischiarar carcer terreno,

E 'n vari raggi compartir si suole,

E dove più risplende e dove meno.

Quant'hanno di leggiadro atti o parole,

Tutto è mercè del suo splendor sereno;

Che conforme a quel bel ch'entro si copre,

Fa le sembianze esteriori e l'opre.

Gemma così, che di natie fiammelle

Sfavilla, e di color vago s'inostra,

Cela in sue tempre ancor lucide e belle

Virtù corrispondente a quel che mostra.

Quantunque il Sol, la luna e l'altre stelle

Sien chiari oggetti de la vista nostra,

Fanno a gli occhi però visibil fede

D'altro lume maggior che non si vede.

La corporea beltà chiaro argomento

Suol dar di non men bella alma gentile,

Per cento indizi dinotando e cento

Di nascondere in se forma simile:

E quasi velo dilicato e lento,

O qual cristallo limpido e sottile,

Fa tralucer di fuor gl'interni lumi

Di signorili e candidi costumi.

E siccome le ricche e nobil'arche,

E le vasella d'alabastro e d'oro,

Non di materia vil si tengon carche,

Ma di cose pregiate e di tesoro;

E gemmati monili ed auree marche,

Balsami ed ambre sol serbansi in loro;

Così sotto bei membri e belle forme

Chiuder non si suol mai spirto difforme.