LXXI

By Berardino Rota

Ohimé tre volte, o tre volte infelice!

Ché non scoppiasti, o cor, ché non perdeste

la luce, o occhi, il dì che voi vedeste

quel che ridir senza dolor non lice?

Troppo per tempo, o mia nova phenice,

da noi volasti al tuo nido celeste,

purgata a più bel sol l’interna veste,

altrettanto più bella e più felice.

Ma, lasso, a chi parlo io, se ’l cor più meco

non è, ma in ciel? Se gli occhi occhi non sono,

ma fiumi e notte, e tu di me non curi?

Rimanda almeno il cor, che si sta teco;

agevola il mio fin, che più non duri

questa vita ch’io fuggo ed abbandono.