LXXII (77)

By Luca Contile

O quante ingorde spemi il tempo inganna,

o quanto è cieco il desiar terreno,

o quante fraudi c'hanno oppresso il seno,

o che nebbia d'error gli occhi ci appanna,

o quanto indarno il miser uom s'affanna,

o quanto è l'oprar suo mortal veleno,

o come cieco fugge il ciel sereno

e se medesmo a morte si condanna.

più da quel sommo bene ei non depende,

fatto è tenebre ed ombra, errore e morte,

eterna privazion, miseria vera.

Deh, si rivolga a quel che l'esser rende,

guida le stelle, ha fra le man la sorte,

e torna in vita chi in lui guarda e spera.