LXXII

By Agnolo Firenzuola

O mia disgrazia, son però allentate

Le corde, che tener dritta solevano

Quella virtù, che fea che in me piovevano

Gioie d'amor il dì mille fiate?

Non son così lontan da la cittate,

U' regna una di due, che 'l vaso empievano

Di vino a Giove, che come solevano

Non dovessero star salde e tirate.

E pur nol fero, e voi 'l provaste, quando

La mia picciola mente in quel bel cerchio

Cercai drizzar, ch'Amor vi pose in grembo.

Che farò, lasso, e chi n'andrò incolpando?

Il debil senso, o quel voler soverchio

Che ne 'ngombrò del vel scoprendo un lembo?