LXXII

By Berardino Rota

Se ’l viver mi rincresce e mi rincrebbe,

e l’alma via più ognihor sospira e lugge,

s’Amor dentro il pensier notte e dì rugge,

ampia ragion ben al mio duol si debbe.

Somma pietate e suo dritto farebbe

Morte, a cui per aita il cor rifugge,

a trarmi fuor di queste horribil ugge,

spenta colei ch’anchor viver devrebbe.

Lanario, un tempo fu che forse accorte

fur le mie note e si potean dar vanto,

mercé di lei che le fea dolci e scorte;

hor s’io gissi ov’è Mino e Rhadamanto,

misero Orpheo dannato a peggior sorte,

rimarrei nova pena e novo pianto.