LXXII
Donne siàno, use in battaglia,
che vestiàn di piastra e maglia.
Siàn l’amazzone chiamate,
gran maestre d’ogni guerra,
di piú regni incoronate,
vinciàn sempre in mare e ’n terra;
tristo l’uom che l’arme afferra
per voler con no’ far pruova:
ognun po’ vinto si truova,
contra noi non è chi vaglia.
Quante volte abbiàn la pancia
fatta lor del sangue rossa!
Nostro scudo a ogni lancia
regge forte ogni percossa;
reston gli uomin vinti e stanchi:
in noi par che si rinfranchi,
con furor che gli sbaraglia.
Non ci piace il fuso o l’ago,
ma d’aver il caval sotto,
che, se fussi com’un drago,
lo faccián latin di botto:
galoppare e ir di trotto,
saltar e correre e ir piano,
drieto e ’nnanzi a ogni mano;
pur è me’ quando si scaglia.