LXXIII

By Berardino Rota

S’io fossi quel ch’io era, o s’io vivessi

senza la vita mia ch’al ciel sen gio,

o se campo di pianto acerbo e rio

da spatiar dì e notte io non havessi,

direi, se dirne almen parte potessi,

quanto di te lasciasti a noi desio,

Irene bella ch’anchor presso a Dio

dipingi e canti i tuoi gran pregi stessi.

Ma poiché dietro il mio bel lume amico

la voce con lo stil tosto è sparita,

né altro fuor che morte in me si vede,

cigni, che fate il secol nostro antico,

mi volgo a voi qual huom muto che chiede

con gli occhi e con la man pietosa aita.