LXXIII

By Francesco Beccuti

Quando io miro di rame alcuno intaglio

che, Lisippo imitando, rappresenti

la real forma e i vivi spirti ardenti

di quel che al mondo die' briga e travaglio,

a la divina, alma sembianza agguaglio

l'altiera fronte e i chìarì occhi lucenti,

onde ne gîro i miei ciechi e dolenti,

e rimirando in essi ancor m'abbaglio.

Ma, Senso, dimmi tu, cui non è tolto

in quel viso affissar ognor le ciglia,

se 'l mio giudizio è vero o pur s'inganni;

né mi biasmar ch'al suo giovenil volto

mi rendessi prigion, se rassomiglia

colui che vinse il mondo in sì verdi anni.