LXXIII

By Giosue Carducci

Non mai seren di più tranquilla notte

Fu salutato dalle vaghe stelle

In riva di correnti e lucid'onde;

E tremolava rorida su 'l verde,

Rompendo l'ombre che scendean da' colli,

L'antica, errante, solitaria luna.

Candida, vereconda, austera luna:

Che vapori e tepor per l'alta notte

Salìano a te da gli arborati colli!

Parea che in gara a le virginee stelle

Si svegliasser le ninfe in mezzo il verde,

E un soave susurro era ne l'onde.

Non tale un navigar d'oblio per l'onde

Ebbero amanti mai sotto la luna,

Qual io disamorato entro il bel verde:

Ché solo a i buoni splender quella notte

Pareami, e da gli avelli e da le stelle

Spirti amici vagar vidi su i colli.

O voi dormenti ne i materni colli,

E voi d'umili tombe a presso l'onde

Guardanti in cielo trapassar le stelle;

Voi sotto il fiso raggio de la luna

Rividi io popolar la cheta notte,

Lievi strisciando su 'l commosso verde.

Deh, quanta parte de l'età mia verde

Rivissi in cima a i luminosi colli,

E vinta al basso rifuggìa la notte!

Quando una forma verso me su l'onde,

Disegnata nel lume de la luna,

Vidi, e per gli occhi le ridean le stelle.

Ricorditi: mi disse. Allor le stelle

Furon velate, e corse ombra su 'l verde,

E di sùbito in ciel tacque la luna;

Acuti lai suonarono pe' colli;

Ed io soletto su le flebili onde

Di sepolcro sentii fredda la notte.

Quando la notte è fitta più di stelle,

A me giova appo l'onde entro il bel verde

Mirar su i colli la sedente luna.