LXXIII

By Luigi Da Porto

Bianco e puro armellin, che pria morire

Vòl che per macchia divenir vermiglio,

A la mia bella donna rassomiglio,

Qualora avvien che segga, et io la mire.

D'una angeletta che mai non delire

Da la strada del ciel, di rosa e giglio

Incoronata, in lei sembianza piglio,

S'io la veggio il bel piè movendo gire.

E s'io odo il parlar vago et accorto,

Scorgo dolce armonia, celeste canto,

Da fare un monte andar, fermare il sole.

Dolci bellezze, che m'accendon tanto

Del dolce mio leggiadro almo conforto,

Dolce gir, dolce star, dolci parole!