LXXIII

By Rosello Roselli

Quello ch'occhio non vede o veder possa

se non per lungo tempo e con affanno,

ohimè, misero me, quant'è 'l mio danno,

mi consuma le polpe, i nervi e l'ossa!

Questa pena crudele onde sia mossa

sallo Amor sol, che vede ond'io m'inganno

più ogni giorno, e nel tredecimo anno

intrato son dal dì ch'io fui in sua possa.

Ben è infelice amante chi tanto ama

e con vane speranze in pianti e doglia

mor mille volte el dì, né nulla el preme,

e non cognosce alfin ciò che se voglia

ed ha in odio se stesso, e quel che brama

or fugge or cerca, e di trovarlo teme.