LXXIV
Di piú sorte gente noi siamo
che per il mondo a spasso andiamo.
Abbiam cerco molte parte
per trovar nostra ventura.
Con industria, ingegno e arte,
visto abbiamo quanto il mare dura.
Restan’ or via piú sicura,
ché la terra ricerchiamo.
Giunti fummo in questa terra,
fummo tutti presi e vinti:
perché amore crudele ci serra
con suo’ acri laberinti:
acri in modo istretti e vinti
chte piú oltre non passiamo.
Noi siamo suti isvaligiati:
fino al core non c’è ristato.
Se non siamo, o donne, atati,
ciascun penso fia ispacciato.
Ecci solo a noi ristato,
certe cose che vendiamo.
Restaci certi pendenti
che son buoni a mille trame.
Sono assai compariscenti:
servirebbono bene a dame.
Non vogliate che di fame,
senza aiuto ci moiamo.
Vostre borse ora ci aprite
e ’l pendente in ordin sia.
Belle donne, nol disdite:
ché sarebbe villania.
Ogni legge par ci dia,
se l’uno l’altro soccorriamo.