LXXIV

By Agnolo Firenzuola

Vener, cercando il figlio, che da lei

S'era fuggito, e non sapea in qual loco,

Con alta voce gridando in l'orecchie

De l'amorosa sua turba, diceva:

– S'alcuno ha visto il mio picciolo Amore

Ir vagabondo or quindi or quinci, sappia

Ch'ei s'è da me fuggito, e ch'ei m'è figlio.

Chi me lo insegna, un dolce bacio prendasi,

Un bacio dolce da la dolce Venere;

Chi me 'l conduce, e me lo pone in grembo,

Avrà da me il colmo de le gioie.

È pargoletto, è bel; notate tutti

I contrassegni: ei non è in tutto bianco,

Ma paion fuoco le sue membra, e gli occhi

Rubesti ha sì, ch'indi par ch'escan fiamme;

Mostra una cosa in fronte, altra ha nel core.

La voce ha dolce, ma se l'ira il preme,

Fiero divien, crudele, impio, e di frodi

E di menzogne un nido; e con spietati

Modi de gli uomin prende gioco; e crespi

Sono i suoi crini, e la faccia proterva;

Pargolette le man, con le quai non di

Manco saette tira sì lontano,

Ch'arrivan sin nel regno d'Acheronte.

Le membra ha nude, e vestita la mente;

Ed in guisa d'augel l'ale scotendo,

Or vola in questa or in quell'altra parte,

Di mill'uomin predando il core, e a mille

Donne vaghe e gentil ferendo il petto.

Picciolo ha l'arco; e ben che la saetta

Che su vi porta sia picciola, in cielo

È non di men passata mille volte.

Da gli omeri gli pende una faretra,

Picciola pur, ma d'òr; ove son dentro

Amari dardi, coi quali il crudele

Me, che gli son pur madre, ei fere ancora.

Son tutti gli atti suoi feroci ed empi,

Cotai ch'ancor se stesso ancide il folle.

'N una man porta un'accesa facella,

Con la quale ha tal volte acceso il Sole.

S'a caso il prendi, tienlo ben, né muovati

Pietà il vederlo pargoletto: e quando

Pianger lo senti, allor temi d'inganno,

Perché i pianti d'Amor son pien di fraude;

E quando ei ride, allor stringil, ché 'l riso

D'Amore una coperta è de' suo' inganni.

E s'ei ti parla in dolci accenti, temi,

Ché quanto ha più soavi le parole,

Tanto ha più dentro magagnato il core.

Se ti porge la bocca, e darti cerca

Un bacio, fuggi allor, fuggi, ché sempre

D'Amor nocivi sono i labri, e sempre

Di venen tinti. E se come invilito

Dir lo sentissi: – Olà, prendi queste armi,

Io mi ti do prigion – non lo ascoltare,

Guarda a non le toccar; ché i don d'Amore

Son tutti pien d'inganni, e le sue armi

Si ascondon sotto un invisibil foco.