LXXIX

By Giovan Battista Nicolucci

Dolci soavi amorosetti colli,

fiumi queti, tranquilli e chiari laghi,

stagni, isolette, boschi ombrosi e vaghi,

mormoranti ruscei ritorti e molli,

con che diletto rimirar vi volli?

Che contento fia mai di ch'io m'appaghi

senza quegli occhi, del mio fin presaghi,

che fanno i miei pensier sì tristi e folli?

Se imaginarmi sua gentil figura

sì non m'aita ch'io conforto prenda

ch'averria se crudel me la pensassi?

Converso in antri oscuri e ardenti sassi

sarebbe tutto il bel de la natura,

e una sembianza più che Inferno orrenda.