LXXV – Bracciolini

By Giacomo Leopardi

Era nato del Sonno e de la Notte

Un certo Momo, libero nel dire

Tanto, che spesso con le spalle rotte

Or qua or là li convenia fuggire:

Ché le parole chiamano le botte,

Chi non le sa frenare e custodire:

Né mai pari a costui nel mondo visse

Per sollevar sedizioni e risse.

Gli Dei, perch'ogni dì ne' lor banchetti,

Messi su da costui, lingua perversa,

Per lo capo tiravansi i panchetti,

Piatti e boccali, e 'l néttare si versa;

Lo fecero sbandir per due trombetti

De la lor region lucida e tersa:

Indi, lungi costui, lunga stagione

Steron lassù senza mai far quistione.

Sbandito Momo, ad abitare ei prima

Si mise in mare: e vi durò ben poco:

Ché la lingua mordente più che lima,

Anco accendeva in mezzo a l'acque il foco;

Onde mandò da l'altra parte ed ima

Nettunno un suo Tritone umido e fioco,

Che 'l pigiò con le pugna, e poi sul collo

C' denti il prese, e fuor del mar gettollo.

Momo scaraventato, a i neri numi

De l'inferno avviossi: e poiché giunge

Sopra le ripe de' sulfurei fiumi,

Caronte il batte, e ne lo fa star lunge.

Torna il misero escluso a i chiari lumi

De l'aria; e col suo dir, che morde e punge,

Non trova né capanna unqua né tetto

Che ricovero a lui presti o ricetto.

Però, d'ogni città, d'ogni abitato

Paese a prima giunta il maldicente

Riconosciuto essendo e discacciato,

Come la peste, da tutta la gente;

Ei per necessità s'è ritirato

In un deserto, ove nessuno il sente,

E biasimando pur sempre a bocca piena,

Or con l'aria contende, or con l'arena.

In una grotta ei s'è venuto a porre,

Dove sta solo, e tutto dì sbadiglia:

Ché la sua compagnia ciascuno aborre,

E durar non può seco la famiglia:

Durar non può, perché a le ingiurie ei corre,

Senza distinzione e senza briglia;

E minacciando e servidori e fanti;

Chiamali il primo dì becchi e furfanti.