LXXV

By Ascanio Pignatelli

Signor, quest' è tuo colpo, ecco la mano

Ch' a sé mi trahe, però mi sferza, e punge,

Ecco che mi ferisce insieme, et unge,

E, se 'l corpo percote, il cor fa sano;

O de' tuoi gran misteri alto, e sovrano

Divin consiglio, ove l' human non giunge,

Da cui restio s' arretra il senso, e lunge

Cerca fuggir, ma si dilunga in vano;

Ei perché teme i tuoi giuditii, poco

Di sé si fida, e lascia infermo e cieco

Più a i falli suoi ch' a le tue gratie loco;

Ma resti fisso entr' al suo fango, e seco

Le sue dolcezze; e doglia, e ferro, e foco

Da lui mi parta, e mi congiunga teco.