LXXV

By Giovanni Prati

Col mento a l´aria o con la testa bassa,

su la mia porta, quando l´ora imbruna,

talor m´arresto a contemplar la luna,

se c´è nell´alto, od a guardar chi passa;

e alcun tristo pensier non m´importuna

la vacua mente, di ricordi lassa:

ma, se un monello, oltre varcando, chiassa,

delle memorie mie parlo a più d´una.

Con le palle di neve, a mezzo il verno,

mi lancio in zuffa: a mezzo april, da´ rami

dispicco i nidi, armo flottiglie, alterno

la fionda e il razzo. E a te, che in questo giro

di perdute dolcezze il cor mi chiami,

strepitoso monello, a te sospiro.