LXXV
By Luigi Borra
Vesti un bel manto Apol, suona la cethra,
cingi del car Allor la chioma bionda;
correte tutte d'Helicona al Rivo,
o Dive di Parnaso, alme sorelle
e celebrate la presente etade;
voi, sacri Semidei, leggiadre Nimphe,
aprite tutti a l'allegrezza i segni;
pastor intenti al vago error del gregge
coi più be' fior, con le più vaghe frondi,
spargete 'l seno de l'antica Madre
di grata ombra cingendo i chiari fonti;
crescete humil Gramegne, Hedere sparse,
soavi Mirti e voi pallenti Olive;
populi altieri e del color di Lethe
tinti e de i degni honor memorie vere;
Lauri securi dal furor del cielo,
crescete a circondar le sacre tempie
del figliuolo ben nato altier di Giove.
Ecco ove si divide 'l Re de' fiumi
per fargli onor, con due belle corna
lieto girando 'l fortunato lido,
né sta superbo, anzi più ch'altri humile
Hercole 'l nuovo, 'l più famoso Alcide;
che poi che l'ebbe de l'ovil paterno
lo 'mpero 'n mano e la divina Astrea
chiamata, che già al ciel era salita
poi che pei boschi e per le selve 'ncolte,
lunge da laude e da i sacrati templi,
già lungo tempo dal Marocco al Gange,
da l'agghiacciato Borea al fervente Austro,
senza mai ritrovar alcun soccorso,
smarrita se n'andava e peregrina.
Hor quella che da i saggi antichi greci
fu detta Aretia e de l'Astrea sorella
che similmente era gradita a pochi,
ne la bella capanna hor ne raccoglie
e vuol ch'ella e la cara sua sirochia
abbian la cura 'n noverar l'armento
quand'a pascer ne va, quando sattollo
torna da i colli o da l'ombrose valli
e 'l soverchio licor tepido e bianco
da le rotonde trar gonfiate poppe;
e seco è 'l caro figlio, 'l grand'Alceo,
di lor ben degno aventurato herede,
che del gran Re pastor scorge i pensieri,
ond'egli è quel che dà tutti i precetti
quanto a la pastoral custodia fida,
le pecor da scacciar fuor de la greggia,
acciò che molte poi non sian corrotte
vede, e se son sanabili o caduche,
come l'atte a ridur al primo stato
si convegna col ferro aprir la piaga
ché si vede talhor, o pel pietoso
o pel pigro pastor, sotto la scorza
ne i più maligni humor cangiarsi 'l sangue;
né tace anchor come la bianca lana
sia de l'altre la prima e che le madri
ch'ha di nero color tinta la lingua
non soglion partorir ben puro feto;
come a le cinque lune, a l'età verde
castrar gli agnelli e poi, più che i montoni,
rendon le lane lor candid'e molli;
quando tagliar e non stratiar dal dosso
il sottil folto vel che se pur cresce
sotto 'l cancro, le uccide o almen le 'nsabbia
o che gl'acuti tribuli o le lappe
hanno quel che de' aver chi le governa;
né lascia di narrar quanto sia buono
i vigilanti alani, i fieri veltri
tener col gregge e non lasciar ch'i lepri
seguano e i capri o le fugaci damme;
che le mandre non sian senza custode,
mentre van dietro a la bramata preda
et avien poi che, non essendo avezzi
a far con altri, i perigliosi assalti
temon de' fieri lupi e de' cinghiali.
Ma a che cerco io di raccontar il tutto:
ei va servando la natura e 'l tempo,
come vuol 'l felice altiero Duce.
O ricco, beatissimo terreno,
oltra 'l tuo Re pastor, oltra le Dee,
oltra 'l famoso Alceo, tu godi i nuovi
pastor , che son pur de l'Italia 'l pregio.
Sfida de l'Adria 'l sen, tutte le salse
onde del mar, o Re de' fiumi altiero;
nega loro 'l tributo e te conosci.
Ecco a la riva del tuo corno destro,
u' la Illustre Città che di fe' rara
e di rari costumi è 'l raro essempio,
più che la freda neve, 'l caldo latte
candidi risuonar ben mille cigni;
ecco la steril tua minuta arena
indorarsi e mandar le ricche gemme;
vedi mentre Appennino ha bianco 'l tergo
le più vil herbe e le più dure spine
sparse tutte di rose e di vïole
e cangiars'i virgulti, i faggi e gli olmi
in verdi lauri, 'n amorosi mirti;
nascer i' veggio i simplicetti agnelli
vestiti 'n ostro, 'n puro argento, 'n oro,
secur da' fieri 'nsïdiosi lupi;
le damme, i cervi, i timidi conigli,
scherzar ne i prati coi leon, coi cani.
Posa bifolco homai, posa l'aratro
e lascia pascer le giovenche, i tauri,
non vedi d'ogn'intorno le campagne
splender com'oro di mature spiche
e produr così 'ncolte e senza semi?
Lascia saggio cultor d'ombrose viti
che stillan senza te nettar e manna,
la curva falce e la cornuta zappa.
I cieli hanno finito 'l sommo giro
e le primier età tornano tutte
e l'alme elette de gli antichi Heroi;
questi, chi 'l mira ben, Hercol è 'l primo
e non quel ch'ogn'huom crede e ch'io pensai,
quello che de la terra 'l figlio uccise
e Caco oppresse e tutti gli altri mostri,
quel ch'ebbe ardir le paventose porte
aprir di Dite e spegner l'Hidra horrenda;
ch'oltra a le Baleariche famose,
là dove l'occeano entra la terra,
ne portò le gravissime colonne;
quel ch'anchor sostener le stelle vuolse;
egli è lo stesso et a le forze estreme
già dà principio e quella antica fama
fia ne la nostra età novella certa.