LXXV
De, non voler il stame de mia vita
in queste parte romper, morte avara,
dov'io non spero che madonna cara
vegia il mio corpo, poi l'anima uscita.
La carne inferma' debile e smarrita,
tôr sdegna e fuge la tua falce amara;
là dove è lei, che 'l ciel serena e schiara,
non temeria dal mondo far partita.
Però che fuorsi all'ultima giornata,
esendo el spirtu dalle membra scosso,
vedrammi andar all'aspra e negra tomba;
onde gielato petto a pietà mosso
dirria piangendo: o morte impia et ingrata,
data ài silenzio a la mia chiara tromba.