LXXV

By Pietro Jacopo De Jennaro

De, non voler il stame de mia vita

in queste parte romper, morte avara,

dov'io non spero che madonna cara

vegia il mio corpo, poi l'anima uscita.

La carne inferma' debile e smarrita,

tôr sdegna e fuge la tua falce amara;

là dove è lei, che 'l ciel serena e schiara,

non temeria dal mondo far partita.

Però che fuorsi all'ultima giornata,

esendo el spirtu dalle membra scosso,

vedrammi andar all'aspra e negra tomba;

onde gielato petto a pietà mosso

dirria piangendo: o morte impia et ingrata,

data ài silenzio a la mia chiara tromba.