LXXV.

By Vincenzo Monti

Passa il terz'anno, Amor, ch'io mi lamento

Del tuo crudele doloroso impero.

— Cessa, io grido, deh cessa, iddio severo:

Pietà del mio ti stringa aspro tormento. —

Ma più, lasso, dal cor cacciarti io tento,

Tu il cor m'afferri più tenace e fiero;

E ogni desir legando, ogni pensiero,

Sol de' mali mi lasci il sentimento.

Nè sdegno vale nè ragion, che morta

Più non risponde, nè cangiar d'obbietto,

Nè soccorso di pianto e di sospiro.

Dunque a snidarti, Amor, da questo petto

Che mi riman? Nol so: ma mi conforta

Che immortale non sono e che deliro.