LXXVI – Bracciolini

By Giacomo Leopardi

Posta è la casa in una gran pianura,

A cui si va per cento strade e cento;

E tutte son con diligente cura

Pulite più d'ogni brunito argento:

Soffia da ciascun lato, e sempre dura,

Spirando dietro a i viandanti, il vento;

E l'aura fresca e l'odiosa porta

I piè correndo e sdrucciolando porta.

Tondo è il ricco edificio: e di diamante

Le mura, sono a ciascheduno specchio

Che si conduce al domicilio avante,

Rapido o lento, o giovanetto o vecchio.

L'uscio era per entro un dubbio calle errante,

Qual di più antri incavernato orecchio;

Che rende lui, con ammirabil uso,

Sempre a l'entrare aperto, a l'uscir chiuso.

Per entro al limitar, con la man destra

Grave d'alto martello, e con un chiodo,

Ch'ella batte a l'ingiù su la finestra

Conficcandol per sempre, acuto e sodo,

Sta la Necessità, dura maestra,

Da cui s'apprende in troppo acerbo modo

Che fuggire o difendersi non vale

Dal colpo inevitabile e fatale.

Con la Morte del pari a mano a mano

Va lo Spavento, in abito da donna.

Con le orecchie di lepre ode lontano:

Di cangiante color, breve ha la gonna.

Sopravvenirli orribil caso e strano

Teme, e trema, abbracciando una colonna:

La colonna rovina; onde ei perisce:

E fuggir si vorrebbe, e non ardisce.

Di negletti legati, e di ritorti

Testamenti derisi alte montagne

Giacciono per le logge e per le corti,

Tenaci men de i paviglion di aragne:

L'eredità di mille vecchi accorti,

Per cui dentro si ride, e fuor si piagne.

Corre a brodetto, e si consuma e sbratta,

A la barba di lor che l'hanno fatta.

Mille preghiere o che la Morte vegna,

O che si parta, errar veggionsi al vento:

L'avaro indarno a frenar lei s'ingegna.

Che già non rende il suo cammin più lento;

La sollecita quei che si disdegna

Di vil moglie mal presa, a suo talento;

E la chiama con speme e con desio

Il povero nipote al ricco zio.

Ma fa la Morte orecchio di mercante:

Gira a tondo la falce, e non risponde:

Ulisse le insegnò, quando costante

Passare ardì tra le sirene l'onde.

Si fa beffe di medici, e di quante

Ricette ogni spezial mesce e confonde;

E di color che ne' pianeti leggono

Le vite, e in terra i colpi suoi non veggono.