LXXVI

By Ascanio Pignatelli

A che m' infiammi, e novo incendio ardente

Desti nel cor, che già si strugge, e sface?

Non è degn' esca, Amor, de la tua face

Vil polve, e secca, e cener freddo algente;

Ecco hor le mie virtù deboli e lente

Tronca morte, e depreda empia, e rapace,

Ned ei mentr' a i suoi colpi infermo giace

D' ambo l' offese è di soffrir possente;

Misero, e come può fra 'l ghiaccio e 'l foco,

Se d' una sol l' imperio non sostene,

A due contrarie signorie dar loco?

Tu talor di dolcezze, ella è di pene

Ministra eterna, e fra 'l tuo riso e 'l gioco

Il suo pianto, e 'l dolor non si convene.