LXXVI

By Giovanni Della Casa

Disciogli e spezza omai l'amato e caro

nodo di questa afflitta e miser'alma,

acerba Morte, e la terrena salma

del mortal vel ti serba, ché più amaro

di te m'è qui il tardar: ch'io scorgo or chiaro

del mondo i lacci e di mia fé la palma,

e la corona più felice e alma

spero da lui, da cui morire imparo.

A i prieghi ognor di mia salute accesi

e a le soavissime parole

conosco, Re del ciel, che tu mi chiami.

Eccoti l'alma e 'l core, e s'io t'offesi

il tuo sangue mi lave, or me ne duole:

fa' ch'io sia teco, e sempre goda e ami.