LXXVI
Se spegne il foco che mia vita ardiva
Il fonte che per gli occhi miei distilla,
Pria che l'ardor che dentro mi sfavilla
Aggia del corpo in tutto l'alma priva;
Libero et sciolto allor convien ch'io viva
Sì, che d'Amor non senta una favilla;
Et cerchi un'altra vita più tranquilla,
Da poi che a torto il mio Signor mi schiva.
Ma come corpo che velen nudrica,
Gustando sempre amaro dalle fasce,
Che al primo dolce saria vinto et stanco;
Così mia vita che d'Amor si pasce,
Abandonando poi l'usanza antica,
Se libertà sentisse verria manco.