LXXVII – Soldani
Io diedi a la giustizia mille morsi
Co' denti aguzzi di mio 'ngegno scaltro:
Io stiracchiai le leggi, e là le torsi
Ove pendeva il peso a' miei 'nteressi;
E inverso quelli senza freno corsi:
Esaltai l'empio, e l'innocente oppressi;
E in ogni magistrato, e in ogni uffizio,
Di mie 'ngiustizie alte vestigia impressi.
Queste fur le mie industrie, e l'artifizio
Che librò in aria il mio sublime volo,
Assicurandol d'ogni precipizio.
E un po' di mal con molto ben consolo:
Ché se nulla del desire avvien che manchi,
Perché menar la vita in pianto e 'n duolo?
Di sei destrier vie più che neve bianchi,
Che col corso divoran la Salaria
E l'Appia, il buon cocchier flagella i fianchi.
Vagheggia il colle tusculano, e l'aria
Schiva del Lazio la ben posta villa,
Or a l'ardor, ed or al gel contraria.
L'umor che Baccoa' verdi colli stilla
De la Tolfa e d'Orvieto, empie i cristalli,
E la verdea, che d'or puro scintilla.
La lauta cena i più ricchi metalli
Contengono: e s'incurva la famiglia
Ovunque arrivi, e gli occhi in quella avvalli.
A quanto al bel desio Vener consiglia,
Soccorre il diligente cameriero,
Che a tai bisogni il buon compenso piglia.
Se in questa vita puote alcun pensiero
Lugubre penetrare, e farvi nido,
Dical ognun ch'abbia 'l giudizio intero.
Dillo pur tu: te solo appello e sfido
De la tua coscienza al tribunale:
Senz'altro testimon, di lei mi fido.
Ella non può mentire: ella è il fiscale
Che per parte di Dio premia e gastiga
Entro la nostra mente il bene e 'l male.
Ella dirà se goda, o se t'affliga
Tuo cuor, o se ti sturbi o rassereni;
Se viva in pace o in travagliosa briga.
Ella dirà le ruote e le catene,
Le corde e i ceppi e gl'infuocati bronzi;
E ad una ad una annovrerà tue pene.
Dirà l'ultrici fiamme ove tu abbronzi;
Dirà qual verme entro l'udito interno,
Senza mai rifinar, sempre ti ronzi.
Quest'è il primo servito che l'inferno
Ti porta; acciò t'avvezzi a le vivande
Che si cucinan giù nel fuoco eterno.
Senti 'l fetor che da quelle si spande;
Senti l'amaro ch'ogni dolce infiela:
Onde sospiri in van per quelle ghiande
Il cui sapor sol innocenza immela.