LXXVII

By Berardino Rota

Deh, perché l’alma mia non sen gio teco

quando tu ten partisti ed io restai,

donna ch’amerò sempre, amo ed amai,

o perché pur la tua non restò meco?

Senza te sovrastar ramingo e cieco

non devev’io picciol momento mai,

profondo abisso d’infiniti guai,

vedova fera in solitario speco.

E tu devevi ancor lasciar te stessa

a me, che dentro il cor, qual idol vivo,

ti portai, reverente, e porto impressa.

Ma fu ragion ch’io d’ogni aita privo

restassi, e tu del cielo a la promessa

gloria ten gissi; ed io mel veggio, e vivo.