LXXVII

By Francesco Beccuti

Di diamante era il muro e d'oro il tetto

e le finestre un bel zaffiro apria

e l'uscio avorio onde il mio sogno uscia

che de l'alto edificio era architetto.

Da sì ricco lavoro e sì perfetto

pareva uscisse angelica armonia,

e sì strana dolcezza il cor sentia,

che i sensi ne fùr ebbri e l'intelletto.

Ruppesi alfine il lungo sonno. Oh quanto

la cieca notte il veder nostro appanna!

Perché sul giorno, aprendo gli occhi alquanto,

era l'altier palazzo umil capanna,

strido importun d'augei notturni il canto

e l'oro paglia e le gemme alga e canna.