LXXVII
Stando per meraviglia a mirar fiso
quel sol che mi consuma in fiamma e 'n gelo,
ratto un tuon folgorando uscì dal cielo,
per farmi privo ond'era sì diviso.
Qual nova invidia è nata in paradiso,
acciò che inanzi tempo io cangi il pelo?
Or non basta la guerra del bel velo,
che sì spesso me vieta gli occhi e 'l viso?
Ma 'l cor, che stava desioso e intento
ai dolci raggi de' bei lumi onesti,
poco curava i tuon, la pioggia e 'l vento;
e fra tanti terrori atri e funesti
seco dicea per duol, non per spavento:
— Tant'ire son negli animi celesti? —