LXXVII
Già cominciava il sol le cime ai colli
Ad indorar co' suoi primieri raggi,
E da Titone era tornata l'Alba,
Ch'uopo non avea 'l ciel più di sua gonna,
E lieti gli augei di fronde in fronde
Salutavan cantando il nuovo giorno;
Quando (o dolce principio, o lieto giorno!)
Da Amor guidato un dì tra questi colli,
Tessendo un cerchio di fioretti e fronde,
Per celar ostro e perle a' solar raggi,
Viddi sedersi donna in trecce e 'n gonna,
E far del Sol, come 'l Sol fa dell'Alba.
Eran le guance del color che l'Alba,
Avanti veggia il Sol, suol far del giorno;
E quel che nascondea la ricca gonna,
Era come talora il verno i colli
Son quando e' neva; e crin pareano i raggi
Del Sole, allor che crea fioretti e fronde.
Era a veder costei tra quelle fronde,
Il verno senza nebbia apparir l'Alba;
O dopo pioggia il Sol co' suoi bei raggi
Renderne chiaro il ciel da mezzogiorno;
O al tempo più bel Zeffiro ai colli
Di fronte e fiori ordir novella gonna.
Né vestì vergin mai candida gonna,
O coperse oro fin con fiori e fronde
O fra due fiammeggianti aprichi colli
Ascose il pregio di dond'esce l'Alba;
Ch'appo lei non sembrasse Cintia il giorno,
S'avien ch'ardisca fuor trar i suoi raggi.
Cotali, almo mio Sol, furo i tuoi raggi,
Ch'al cor passar, né pur passar la gonna;
Cotali i frutti, ch'io raccolsi il giorno
De' vostri fiori, o gloriose fronde;
E fur sì dolci, ch'or ben vede l'Alba
S'io torno volentier tra questi colli.
Fin che la gonna oscureranno i raggi
Del Sole a l'Alba, a l'apparir del giorno,
Mi fien car queste fronde e questi colli.