LXXVIII

By Francesco Beccuti

O di quattr'anni leteo sogno adorno

di false larve, u' sono i bei costumi

che mi mostrasti e d'eloquenza i fiumi?

u' il bel volto, d'Amor nido e soggiorno?

Or ch'io son desto e luce in alto il giorno,

altro non veggio che vane ombre e fumi;

le rose e i gigli sono ortiche e dumi;

solo il tuo inganno è vero e 'l nostro scorno.

Misero me che tardi gli occhi apersi!

così gli avessi allor chiusi per sempre

che nel dolce velen bagnai le labbia!

ché sarei fuor di sì strani e diversi

pensieri: ond'io rinfresco al petto sempre

penitenza, dolor, vergogna e rabbia.