LXXVIII.

By Giosue Carducci

S'indraca Messerin contro i pedanti,

E del Monti pur ciancia e del Manzoni.

O pecoraio, contastù i caproni?

Quanti piedi han dirieto e corna avanti?

Questo servo de' servi de' menanti,

Spazzaturaio di composizioni,

Piglia del campo anch'egli e fa sermoni

E se l'allaccia tra' filosofanti.

Or credi tu de la viltà natia

Esserti scosso per tuffar le mani

Dentro l'inchiostro d'una stamperia?

Va fíccati in un cesso o datti a' cani!

Che se tu me 'l chiedessi in cortesia

Pur ginocchione e con giunte le mani

Per lo dio de' cristiani,

Un calcio mio non ti vorrei donare;

E ragghia a posta tua se sai ragghiare.

Gli scudi che vuoi dare

Per far dietro a' pedanti il buggerio,

Se fussin soldi loderesti Iddio.

Omicciattolo mio,

Vuoi farla da leone, e se' asinello

Che mai si vide il più pulito e bello.

Mettetegli il corbello,

Carcatelo di ciarpe e di letame.

E co 'l baston cacciategli la fame.