LXXVIII

By Giovanni Alfonso Mantegna

Quand'i' volgo 'l pensiero in quella parte

u' fra le grazie e le veltà supreme

per non finta onestade, 'n dubbia speme

Amor che non si ferma e non si parte

veggio 'n qual casti effetti e con quanta arte

una pi` degna due nature estreme,

contrarie, in sé perfettamente insieme

rendon, pi` che non suol Vener e Marte.

E veggio noi, ah, sorte acerba e dura!,

sol per quest'una ad un medesimo oggetto

posti nel paradiso e ne lo inferno,

ché, contemplando quest'alma figura,

scorgemo il sommo ben senza il diletto

che mantien l'uomo in questo mondo eterno.