LXXVIII

By Giuseppe Parini

Se scorto pria t'avessi, o d'una gogna

degno, dell'altrui opre usurpatore,

io t'are' fatto tanto disonore,

che ne saresti morto di vergogna.

Oh! va, cacciati adesso entro una fogna,

se tu non vuoi provar di che tenore

sia la mia penna, quand'ell'è in furore,

bue, piluccone, asinaccio, carogna.

Io non so chi mi tien, corpo di. . . . . .

ch'io non ti sforzi or ora a dispogliarti

di tutto quanto ha' tu del fatto mio;

e ch'io non pongami a perseguitarti,

con verseggiar sì attossicato e rio

che di tua man tu vada ad impiccarti.