LXXVIII

By Agnolo Firenzuola

Nutre ugualmente quel che sparte l'ore

E 'l cedro e l'orno con la sua facella;

Quel d'oro e di smeraldi s'incappella,

Questo di rozzo manto veste ognore.

Porge ugualmente il suo dolce favore

Zefir scherzando e con quest'erba e quella:

E pur non sono a la stagion novella

I fior vestiti tutti d'un colore.

E però, s'altri al ciel meno alza l'ale

Del suo desio per celebrarmi in carte,

Non è colpa la mia, come alcun dice;

Potenza occulta è 'n lui, che 'l face tale.

Sia cedro l'orno, e vedrà ch'ugual parte

Dà de le grazie sue vera beatrice.