LXXX. IN MORTE DI TERESA VENIER.
Al letto ove languía smorto il bel viso
Atropo venne, e in man la force avea:
Amor, che stava in su la sponda assiso,
Supplice accorse alla tremenda dea.
— Ferma, e uno stame non voler reciso
Così caro alla terra — egli dicea:
Scoss'ell'in capo l'infernal narciso,
E sorda le bramose armi stendea.
Torse lo sguardo Amor dalla ferita;
Ed ir lasciando al suolo arco e quadrella
Fe un velo agli occhi delle rosee dita:
E la stessa del sonno empia sorella
Ebbe orror del suo colpo e fu pentita,
Quando vide cader vita sì bella.