LXXX. IN MORTE DI TERESA VENIER.

By Vincenzo Monti

Al letto ove languía smorto il bel viso

Atropo venne, e in man la force avea:

Amor, che stava in su la sponda assiso,

Supplice accorse alla tremenda dea.

— Ferma, e uno stame non voler reciso

Così caro alla terra — egli dicea:

Scoss'ell'in capo l'infernal narciso,

E sorda le bramose armi stendea.

Torse lo sguardo Amor dalla ferita;

Ed ir lasciando al suolo arco e quadrella

Fe un velo agli occhi delle rosee dita:

E la stessa del sonno empia sorella

Ebbe orror del suo colpo e fu pentita,

Quando vide cader vita sì bella.