LXXX

By Giosue Carducci

In Brusselle, a l'ostel, sola soletta,

Di tre giovini sposi vedovetta,

Sta Margherita d'Austria; e s'affretta

Una camicia bianca ad agucchiare.

A lei da canto il nipotino in culla

Con un magro levriero si trastulla:

Ha le mascelle a guisa di maciulla,

Cascante il labbro sotto; e infermo pare.

Di maligna caligine velate

Intorno a lui si volgono tre fate,

E del mal di tre secoli beate

Tessono intorno a lui questo cantare.

– Salve, o fanciul da la faccia cagnazza:

Salve, o figliuol di Giovanna la pazza:

Salve, o pollone de la mista razza

Che dee la terra cristiana aduggiare.

La discordia de i sangui per tre rivi

E il bulicame de i pensier cattivi

E l'accidia de gl'impeti mal vivi

Sale nel tuo cervello a fermentare. –

Poi l'una: – Io son la furia di Borgogna

Che nulla attinge e tutto il mondo agogna.

Io trassi il Temerario con vergogna

Nel toro d'Uri indomito a cozzare.

E boccon giacque, corpo dispogliato,

Tra i ghiacciuoli d'un lago innominato.

Questo l'augurio il simbolo ed il fato

Che lo tuo regno segua in terra e in mare. –

– La vertigine io son – quell'altra dice –

Che tragge Max di pendice in pendice

Per l'alpe del Tirolo: e l'infelice,

Seguendo me, dismenta l'accattare.

Hallalì, hallalì, gente d'Habsburgo!

Ad una caccia eterna io con te surgo;

Poi nel sangue de i popoli mi purgo,

E nel tuo, dal travaglio del cacciare. –

– Ed io son la pazzia – la terza fata

Dice –, e son de la morte innamorata:

La bara per il talamo ho scambiata,

E sol nel cataletto io posso amare.

Non odi tu Giovanna che si lagna?

T'aspetto a Yust. Vuo', sotto il ciel di Spagna,

Perché la razza tua meco rimanga,

Il mostruoso Escurial murare. –

Poi tutt'e tre – Nel cuor tuo brabanzone

Il mezzogiorno ed il settentrione

Saran con torbid'impeti a tenzone.

Per poi in calma livida fiaccare.

O primo ereditario imperatore,

O primo d'Europa accentratore,

Su 'l vecchio tempo che libero muore

Vien' la rete dinastica a gettare.

Su 'l nuovo tempo che libero nasce,

A cui Lutero dislaccia le fasce

E di midolla di pensier lo pasce,

Vien' la rete ecclesiastica a gettare.

E tu, Margotta, cucitrice ardita,

Che in fretta meni su e giù le dita,

La camicia di Nesso è ancor finita?

Presto! vogliam l'Europa imbavagliare.