LXXX

By Giovanni Prati

Per sangue o vanità che lo consiglia,

se gli va senza fren l´animo incerto,

quest´uom, comunque della vita esperto,

il meglio vede, ed al peggior s´appiglia.

Quindi, o morbo lo sugge, o l´arronciglia

tedio immortale: né gli è varco aperto,

tranne per sconsolato ampio deserto,

ch´ognor più cresce a le turbate ciglia.

Ond´ei, d´altri e di sé stanco, si lascia

cadere alfin su l´arenoso letto,

né più sorge di là, però che il vento

si move a turbo, e delle arene il fascia.

E né pietra, né fior, né umano affetto

segna il misero loco ov´egli è spento.