LXXX

By Giuseppe Parini

Ser Cecco mio, voi siete spiritato

sì, per santa Nafissa, a dir ch'io muoio,

per che son d'una donna imbertonato

più che d'una carogna un avvoltoio.

Voi mi fate un supposto sgangherato

a dire che perciò mi spolpo e scuoio;

ch'io non son mica come voi bruciato,

tenero di calcagna, cascatoio.

Cancher vi mangi: il vo' pur dir; gli è vero

sì, ch'egli è ver ch'io son proprio disfatto

d'una ragazza che vale un impero,

e vo' giuocar, che se 'l vedeste un tratto

quel visin che m'ha fatto prigioniero,

voi n'andreste in frega come un gatto.

Ma pur non m'han mai tratto

in sì sciocco pensiero due luci belle

di voler per amor tormi la pelle.

E non stimo covelle

il mal d'amore, s'io ne son guerito

solamente con polli e pambollito.