LXXX
Al divo fior, che 'l mio buon fato colse,
per farmi caro a chi servendo onoro,
sempre obligato in un voler dimoro
col cor, che già del tempo andato dolse.
Era la vita, cui per fede avvolse
Amor dui lacci d'un sacrato imploro,
fuor d'accoglienze e delle grazie loro,
come de cosa incognita far solse.
Lui farme experto a·tte, terreste Idio,
origin dico, e a quello cieco alato
dal qual la voglia mia giammai se torse.
Non può, segnor mio sagio, un piccol rio
aver mult'acque, e qual fia il mio stato,
ottemperar a tua prodenzia corse.