LXXX
Donne, che tessitor cercando andate:
noi siàn maestri e faccián gran derrate.
Chi prova un tratto il nostro lavorare,
bisogna sempre che ci dia da fare;
e se pur vuol degli altri ancor provare:
non son come da noi sí ben trattate.
Ha il nostro lavorìo questa natura:
che quanto piú si tocca, allor piú dura.
Tira pur, se tu sai, senza paura:
sempre è miglior, quanto piú ’l trassinate.
Se pure e’ vi vien fatto qualche straccio:
di questo ne lasciate a noi l’impaccio;
ché se fussi ben lungo un mezzo braccio,
non vi die noia e sicure ne state.
Abbiàn già di gran buchi riturati
col rimendar, tal che e’ son sempre stati
più forti quivi che negli altri lati:
e di questo anche in noi la prova fate.
Pur si vorrebbe far con gentilezza,
ch’ogni cosa per forza al fin si spezza;
e appuntarvi con qualche destrezza,
almen quando di dietro vi assettate.
I lavor sottili son fastidiosi:
son meglio i grossi, e son piú doviziosi;
né son nel maneggiarli sí tediosi,
riempion meglio, e piú lieti ne siate.
Le scuole nostre sono le più,
e van sí dolcemente in giù e ’n su,
che chi ci prova dice mai non fu
maestri di chi piú vi contentiate.
Il troppo lavorar ci dà tormento:
ma i vantaggi poi nel pagamento
sopportar ci farebbono ogni stento
e lavorar la notte e le giornate.