LXXXI. PER MONACA.
Qui presso all'ara desolate insieme
Piangean le Grazie sul tuo crin reciso,
E là in sembiante di chi duolsi e freme
Stava in disparte Amor vinto e deriso.
Allor del folle a ravvivar la speme
Scoperse Libertade il suo bel viso,
E oprò contro il tuo cuor sue forze estreme
Con un sovrano tentator sorriso.
Ma nel chiuso fatal tu sorda il passo
Inoltrasti e sparisti. Ogni più schiva
Alma allor pianse, e ne avría pianto un sasso.
Sol nel nostro cordoglio il ciel gioiva:
E ben d'onde n'avea; chè al mondo, ahi lasso,
L'ornamento più bello in te rapiva.