LXXXI – Testi

By Giacomo Leopardi

Non aura popolar, che varia ed erra,

Non folto stuol di servi e di clienti,

Non gemme accolte, o cumulati argenti,

Petto mortal pon far beato in terra.

Beato è quei che, in libertà sicura,

Povero ma contento i giorni mena;

E che, fuor di speranze e fuor di pena,

Pompe non cerca, e dignità non cura.

Pago di se medesmo e di sua sorte,

Ei di nemica man non teme offesa,

Senza ch'armate schiere, in sua difesa,

Stian de l'albergo a custodir le porte.

Innocente di cor, di colpe scarco,

Ei non impallidisce e non paventa

Se tuona Giove, e se saette avventa

Del giusto Ciel l'inevitabil arco.

Segga chi vuol de' sospirati onori

Su le lubriche cime; offrirsi veggia

Quanti colà dove l'Idaspe ondeggia,

Per la spiaggia eritrea, nascon tesori:

A me conceda il faretrato Apollo

Che da la corte a solitaria riva

Io passi un giorno; e là felice i' viva,

Col plettro in mano e con la cetra al collo.

E poi che pieno avrà con la man cruda

Il fuso mio l'inesorabil Cloto;

Rustico abitator, a tutti ignoto

Se non solo a me stesso, i miei dì chiuda.