LXXXI

By Ascanio Pignatelli

Ahi che pur mi percote empio, e mi punge,

Non pago ancor del freddo corpo esangue

Sugger le vene, insatiabil angue,

E nove piaghe al cor trafitto aggiunge;

Ma chi da me ti scosta, e perché lunge

Signor ti stai, né l' alma odi, che langue?

Come del pianto mio, lasso, e del sangue

Il rio largo, e corrente a te non giunge?

Deh pria ch' acerbo il giorno estremo assaglia

Lo spirto stanco, almen sì lungo affanno

A suo perdono, e gloria tua mi vaglia,

E di sì perigliosa aspra battaglia

Il fin sia queto, e pregio, e vita il danno,

Et al tuo regno a coronarsi ei saglia.