LXXXI

By Auteur inconnu

Perché ’l timor non abbi a ritardare

alcun nostro diletto,

usate tale effetto,

di venir presto a noi sanza fistiare.

In questo tempo se ben comprendete,

donne, per tutto andiàno

co’ nostri fisti come voi vedete

che ’n bocca e ’n man portiàno:

ma piú ’l nostro zimbello adoperiàno

per voi, che volentier vi fa calare.

Com’ogni uccel, per sua gran gentilezza,

si cala al fistio nostro:

così voi, donne, con maggior prestezza

venite al zimbel vostro:

ché, come un tratto l’arte v’arà mostro,

ciascuna ne verrà sanza fistiare.

L’uccel che cala e ’l fistio non aspetta,

fra gli altri è piú gentile:

onde, s’alcuna il ritardar diletta,

nasce da cosa vile.

Allor si mostra lo ’ngegno virile

quando si cala giù sanza fistiare.

È ver’ che ’l fistio è istrumento grato,

gentil, galante e bello,

che fa venir gli uccegli allo ’mpianato:

ma piú vale il zimbello.

Leggiadre donne, attenetevi a quello,

ché spesse volte vi farà impaniare.