LXXXII – Testi

By Giacomo Leopardi

Poco spazio di terra

Lascian omai l'ambiziose moli

A le rustiche marre, a i curvi aratri:

Quasi che muover guerra

Del ciel si voglia a gli stellati poli,

S'ergono mausolei, s'alzan teatri;

E si locan sotterra

Fin su le soglie de le morte genti

De le macchine eccelse i fondamenti.

Per far di travi ignote

Odorati sostegni a i tetti d'oro,

Si consuman d'Arabia i boschi interi.

Di marmi omai son vote

Le ligustiche vene: e i sassi loro

Men belli son, perché non son stranieri:

Fama han le più rimote

Rupi colà de l'Africa diserta;

Perché lode maggiore il prezzo merta.

Cedon gli olmi e le viti

A l'edre, a i lauri; e fan selvagge frondi

A le pallide ulive indegni oltraggi:

Sol cari e sol graditi

Son gli ombrosi cipressi, e gl'infecondi

Platani, e i mai non maritati faggi:

Da gli arenosi liti

Trapiantansi i ginepri ispidi il crine;

Ché le delizie ancor stan ne le spine.

Il campo ove matura

Biondeggiava la messe, or tutto è pieno

Di rose e gigli, di viole e mirti:

La feconda pianura

Si fa novo diserto; e il prato ameno

Boschi a forza produce orridi ed irti:

Cangia il loco natura;

E del moderno ciel tal è l'influsso,

Che la sterilità diventa lusso.

Non son, non son già queste

Di Romolo le leggi; e non fur tali

O de' Fabrizi o de' Caton gli esempli.

Ben voi fregiati aveste,

O de l'alma città numi immortali,

Qual si dovea, d'oro e di gemme i templi;

Ma di vil canna inteste

Le case furo, onde con chiome incolte

I Consoli di Roma uscir più volte.

O quanto più contento

Vive lo Scita, a cui natio costume

Insegna d'abitar città vaganti!

Van, col fecondo armento,

Ove più fresca è l'erba e chiaro il fiume,

Di liete piagge i cittadini erranti:

Dan cento tende a cento

Popoli albergo: ed è delizia immensa

Succhiar rustico latte a parca mensa.

Noi, di barbara gente

Più barbari e più folli, a giusto sdegno

La natura moviamo, il mondo e Dio:

E ne l'ozio presente

Istupidito è sì l'incauto ingegno

Che tutto ha l'avvenir posto in obblio;

Quasi che riverente

Lunge da i tetti d'or Morte passeggi,

E il Ciel con noi d'eternità patteggi.