LXXXII – Testi
Poco spazio di terra
Lascian omai l'ambiziose moli
A le rustiche marre, a i curvi aratri:
Quasi che muover guerra
Del ciel si voglia a gli stellati poli,
S'ergono mausolei, s'alzan teatri;
E si locan sotterra
Fin su le soglie de le morte genti
De le macchine eccelse i fondamenti.
Per far di travi ignote
Odorati sostegni a i tetti d'oro,
Si consuman d'Arabia i boschi interi.
Di marmi omai son vote
Le ligustiche vene: e i sassi loro
Men belli son, perché non son stranieri:
Fama han le più rimote
Rupi colà de l'Africa diserta;
Perché lode maggiore il prezzo merta.
Cedon gli olmi e le viti
A l'edre, a i lauri; e fan selvagge frondi
A le pallide ulive indegni oltraggi:
Sol cari e sol graditi
Son gli ombrosi cipressi, e gl'infecondi
Platani, e i mai non maritati faggi:
Da gli arenosi liti
Trapiantansi i ginepri ispidi il crine;
Ché le delizie ancor stan ne le spine.
Il campo ove matura
Biondeggiava la messe, or tutto è pieno
Di rose e gigli, di viole e mirti:
La feconda pianura
Si fa novo diserto; e il prato ameno
Boschi a forza produce orridi ed irti:
Cangia il loco natura;
E del moderno ciel tal è l'influsso,
Che la sterilità diventa lusso.
Non son, non son già queste
Di Romolo le leggi; e non fur tali
O de' Fabrizi o de' Caton gli esempli.
Ben voi fregiati aveste,
O de l'alma città numi immortali,
Qual si dovea, d'oro e di gemme i templi;
Ma di vil canna inteste
Le case furo, onde con chiome incolte
I Consoli di Roma uscir più volte.
O quanto più contento
Vive lo Scita, a cui natio costume
Insegna d'abitar città vaganti!
Van, col fecondo armento,
Ove più fresca è l'erba e chiaro il fiume,
Di liete piagge i cittadini erranti:
Dan cento tende a cento
Popoli albergo: ed è delizia immensa
Succhiar rustico latte a parca mensa.
Noi, di barbara gente
Più barbari e più folli, a giusto sdegno
La natura moviamo, il mondo e Dio:
E ne l'ozio presente
Istupidito è sì l'incauto ingegno
Che tutto ha l'avvenir posto in obblio;
Quasi che riverente
Lunge da i tetti d'or Morte passeggi,
E il Ciel con noi d'eternità patteggi.