LXXXII

By Benvenuto Cellini

Zuppa, per brevità, poi che più a lungo

non mi è concesso il dire il fatto mio,

a quel mio gran Signor che gli ho fatt'io?

Fuggirmi quel suo ben, qual mai più giungo!

Non marmi, or, bronzi, argento limo o pungo,

non con mirabil gemme ornare un dio;

sì ben con lite, carcer, destin rio,

in patria l'alma mia dal corpo sgiungo.

Solo un conforto piglia la mi' alma:

che quando giugnerà dal gran Fattore,

mosterrà a dito quei che mi fêr torto.

Tenere un sì buon vivo in vita morto,

sepulte sue ragion, l'arte, 'l valore!...

Zuppa, fammi ragion; dammi or la palma.