LXXXII

By Domenico di Giovanni

Muove dal Cielo un novello Angioletto,

Che penetra per sé l'antica forma,

Notando giù ne vien di norma, in norma

Pur circondando il debile intelletto.

Virtù raffrena in sé l'ultim'effetto

Per la virtù, che mai non si trasforma;

Onde per Dio, Lettor, sa che non dorma

Trasfigurando in te questo Sonetto;

E pensa ben, l'uccel, quel che figura,

E su vi va con li calzar del piombo

Solennemente, e tua virtù non temi.

Però, che se la mente sia sicura

Quando verrà colui, il cui rimbombo

Farà subito in acqua dar dei i remi.

Ahi quanti nuovi semi,

Vedrai rifare? e qui non si travagli

Verun, che venga a far fare i serragli.