LXXXII

By Francesco Beccuti

Come nulla qua giù diletta o piace

più che questa bellezza amata e cara,

così nulla più breve o più fugace

ne dà Natura in un larga ed avara.

Qual fosse dianzi il volto ond'ebbi amara

guerra e crudel senza trovar mai pace,

nel mio, pallido e mesto, ancor s'impara,

e qual oggi ne sembri Amor nol tace:

ché già levato ha da quegli occhi 'l nido,

da le guance le rose; e più m'attrista

che v'ha lasciato oscura nebbia e spine.

Caracciol mio, deh, risguardate il fine

di questi fiori e vi risvegli il grido

de la mia grave penitenza e trista.